CARATTERISTICHE FISICHE E GEOPOLITICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

KIVU

CARATTERISTICHE FISICHE E GEOPOLITICHE

 

La collocazione del Kivu nel territorio nazionale

La Repubblica Democratica del Congo (RDC) è, in rapporto alla sua superficie, il terzo Paese africano e, in rapporto alla popolazione, uno dei più popolati (circa 50 milioni di abitanti).
Stato subsahariano, il Congo Kinshasa è localizzato nel centro-sud del continente e le sue frontiere sono in comunei con altri 11 Paesi. Geograficamente, presenta nella sua parte centrale un immenso bacino delimitato a ovest dai monti Mayumbé e a est dai Mitumba, che compongono una delle più alte catene d'Africa.

La RDC è considerata uno dei Paesi più ricchi del continente in termini di potenziale agricolo e dispone di immense foreste naturali che, ricoprenti il 50% del suo territorio, equivalgono al 10% delle foreste tropicali di tutto il mondo. È anche dotata delle più varie risorse minerarie.

Sul piano amministrativo, la RDC è divisa in 11 province: Bandundu, Bas-Congo, Equateur, Kasaï Occidental, Kasaï Oriental, Katanga, Kinshasa (la capitale), Orientale e (nella regione del Kivu): Maniema, Nord Kivu e Sud Kivu.

Il Kivu è costituito da tre province distinte dal 1988: il Maniema con capoluogo Kindu, il Nord Kivu con capoluogo Goma e il Sud-Kivu con capoluogo Bukavu. Politicamente e amministrativamente, ciascuna delle regioni dispone teoricamente di una gestione e di una direzione autonome. Le 3 province, che facevano anche storicamente parte della stessa entità regionale, coprono un immenso territorio di 260.000 Km quadrati che rappresenta circa l'11% della superficie nazionale. Quanto al suo peso demografico, la sua popolazione, di più di 6 milioni di abitanti, corrisponde a circa il 16% di quella del paese.

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Le caratteristiche fisiche delle tre province

Geograficamente, le tre province del Kivu coprono la parte est del paese che fiancheggia la frontiera da nord a sud con l'Uganda, il Rwanda, il Burundi e la Tanzania, al di là del lago Tanganica. Questo territorio racchiude una moltitudine di caratteristiche uniche nella RDC, in particolare per la eterogeneità delle sue condizioni climatiche e geologiche , e anche per le sue modalità di popolamento.

La parte orientale del territorio regionale, che corrisponde alla provincia di Maniema, è inclusa completamente nella zona degli altipiani e marginalmente in quella della conca centrale. L'altitudine raggiunge circa i 500 metri e la foresta equatoriale umida copre una porzione importante di questo spazio. Queste terre basse sono poco popolate, il clima è caldo con una breve stagione secca. La produzione agricola si caratterizza per la coltura dei tuberi (la manioca), delle banane piantaggini di riso, e di alcune colture industriali, palme da olio, caffè etc.

Più si avanza verso est e più l'altitudine cresce, per raggiungere una zona di montagne e altipiani dove l'altitudine media raggiunge i 1500-2000 metri, con picchi di 5000 metri. Questa seconda zona, costituita dal Nord e Sud Kivu, corrisponde all'appellativo Kivu "montuoso". Rappresenta la parte congolese dell'immensa depressione che traversa il continente africano da nord a sud per 1400 km, dal Mar Rosso allo Zambesi, e che si caratterizza per una successione di catene di montagne e di fosse tettoniche. Questa depressione condiziona la rete idrografica del Kivu, dato che una serie di laghi occupa il fondo della depressione: da nord a sud, si incontrano i laghi Alberto, Giorgio, Edoardo, Kivu e Tanganica. La forma del rilievo provoca una divisione delle acque tra i due grandi bacini idrografici dei fiumi Congo e Nilo.

Sul piano climatico, il territorio regionale conosce una grande varietà di temperature poiché la progressione delle altitudini a partire dall'ovest permette che forti correnti di calore passino dalle terre basse di Maniema alle condizioni più temperate delle regioni del Nord e Sud Kivu. La regione è traversata dall'Equatore, nella parte nord, ma l'altitudine attenua grandemente il calore e le temperature medie nel Kivu montuoso si attestano sui 25 gradi su base annuale. La piovosità è buona su tutto il territorio e si attesta in media sui 1400 mm, passando da un minimo di 1200 nell'estremo sud est al massimo di 2200 mm nell'area equatoriale umida.

La parte orientale del Kivu, caratterizzata dai suoi altipiani e dai suoi grandi laghi, offre suoli di buona qualità per l'agricoltura e permette una grande varietà di colture alimentari e industriali, sia da clima temperato che tropicale. Certe zone, in particolare ai bordi e a nord del lago Kivu, sono costituite da suoli moto fertili di origine vulcanica. Questi vantaggi hanno contribuito a favorire un popolamento denso lungo una fascia che si estende dalla zona a nord del lago Tanganica fino al limite settentrionale della regione.

In rapporto alla sua orografia, il Kivu comprende dunque tre zone distinte: la prima è quella del bacino centrale e dei pianori nella parte occidentale; la seconda è formata dagli altipiani della parte orientale. Tra le due si colloca una terza zona, di 'transizione' ove, entro una breve distanza di 400 km, l'altitudine diminuisce progressivamente da 3000 a 500 metri sul livello del mare.

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Il contesto sociale e comunitario

La cultura regionale è associata alla tradizione, al clima sociopolitico e alle influenze esterne.
La cultura di una comunità si riflette nella organizzazione sociale ed economica che essa si dà, come anche nelle credenze e nei valori che i suoi membri condividono. La cultura specifica nel Kivu è conseguente al suo popolamento, che lungo varie generazioni ha comportato scambi di varia natura tra le etnie.
Dal loro canto, le strutture politiche, sia del regime coloniale che di quello che gli succedette dopo l'indipendenza, hanno influenzato l'organizzazione sociale, le condizioni di vita così come le istituzioni, ma non hanno fatto sparire le pratiche culturali tradizionali che hanno ancora un fortissimo impatto, in particolare in ambiente contadino, dove si ritrovava l'80% della popolazione regionale.

Gli stili di vita sono ancora molto vicini a quelli che si praticavano nei decenni precedenti, e le pratiche tradizionali esercitano sempre una influenza notevole sulle attività quotidiane.
Le tecniche di coltura, le abitudini alimentari, le tecniche di costruzione delle abitazioni, gli spostamenti, le modalità per commerciare, sono cambiati poco. Questa persistenza si ritrova allo stesso modo nell'organizzazione sociale, dal momento che i capi tradizionali giocano un ruolo di primo piano nella società, che il modo di proprietà dei suoli è rimasto pressocchè invariato e che i ruoli dell'uomo e della donna nel ménage si mantengono senza cambiamenti percepibili.

La tradizione ha un grande peso sugli individui e sulle famiglie, ed esiste ancora una forte solidarietà in seno alla famiglia allargata, che si estende ai parenti lontani. Questa pratica assicura, in una certa misura, una sicurezza sociale ed economica all'insieme dei componenti della famiglia, a partire da una ripartizione dei beni e dei redditi tra i suoi membri. Di contro, tuttavia, questa pratica incentiva anche una forma di parassitismo familiare, dove i più dinamici devono far vivere coloro che lo sono meno.

La cultura e i comportamenti sociali nel Kivu hanno la caratteristica di essere una giustapposizione di influenze tradizionali e coloniali che vanno a sfociare in un sistema di valori molto gerarchizzato, basato sulla disciplina nei confronti del capo o dei dirigenti politici e amministrativi. Si tratta di un sistema molto paternalista, e in una certa misura feudale, in cui la popolazione è abituata ad attendersi tutto dal capo, dallo Stato e dai responsabili politici. C'è poco posto per le iniziative. Un rapporto del CCZC (Popolazione del nord est dello Zaire: popolazione, salute, educazione - settembre 1988) giudica molto severamente questa pratica:

"...che li induce a curvare la testa di fronte a qualunque atto d'autorità, e a fare curvare la testa ai loro inferiori in ordine di gerarchia. Questa mentalità tradizionale ha condizionato e condiziona sempre gli atteggiamenti popolari di fronte a qualunque forma di autorità: Stato, chiese, commercianti e individui più o meno fortunati".

La conoscenza di questo tratto culturale è importante per comprendere l'organizzazione sociale e i rapporti di potere in Kivu. Dopo l'indipendenza, questo ha permesso agli individui di adattarsi al nuovo contesto politico e di apprendere le sue regole per sopravvivere. Così, per ottenere un lavoro, o un permesso, o l'abolizione di una tassa o di un'imposta, gli abitanti del Kivu hanno dovuto apprendere le regole del gioco dell'influenza, del favoritismo, della corruzione. Da qui per molti la conseguenza è stata la ricerca di un guadagno senza fatica, per altri la perdita del senso dei valori e delle regole sociali.

Il contesto politico e amministrativo non ha fatto sparire ogni morale nella comunità regionale. E così, le credenze e le pratiche spirituali sono sempre molto presenti, e si conta qualche decina di confessioni religiose, che vanno dalle grandi religioni (cattolicesimo, protestantesimo, kimbanguismo e islamismo) a una moltitudine di gruppi di tradizione essenzialmente cristiana. Nel quotidiano, esiste una combinazione di credenze e di pratiche che vanno dall'animismo tradizionale ai dogmi e ai culti religiosi riconosciuti. La presenza dei grandi gruppi religiosi e dei movimenti similari ha permesso a certe comunità locali di strutturare la loro vita sociale economica con l'instaurazione del sistema pedagogico e sanitario, con l'introduzione di nuove attività commerciali, con il miglioramento delle tecniche agricole tradizionali etc. La vita religiosa costituisce un aspetto importante della cultura regionale e le diverse missioni vi giocano un ruolo spirituale.

Le diverse etnie del territorio possiedono come caratteristiche culturali, oltre che le loro lingue specifiche e i loro dialetti, delle ricchissime tradizioni che comprendono danze, canti, un artigianato, una musica, dei costumi, una cucina distinta, e dei modi di vita particolari. Questa cultura si trasmette, per ciascuna delle sue componenti, sotto una forma essenzialmente orale, con dei racconti, degli indovinelli, dei canti, dei proverbi, etc. Tuttavia si può constatare che questo bagaglio culturale si perde a poco a poco, soprattutto nell'ambiente urbano, e che non esiste volontà politica, né volontà comunitaria, di conservarlo e di valorizzarlo. Si constata anche che il patrimonio più recente costituito dagli edifici, gli impianti e le infrastrutture pubbliche, degrada e tende a scomparire.

La cultura regionale è anche prodotta da influenze e contatti con l'esterno. Questi scambi esistono da molto tempo e si perpetuano ancora attraverso le pratiche commerciali, con l'introduzione di prodotti stranieri, con l'ingresso di visitatori, con l'accesso ai servizi e ai beni culturali provenienti dall'estero. Ma la diffusione di creazioni e di produzioni culturali nel Kivu, sia che abbiano origine nella regione del Congo Kinshasa o da oltre frontiera, è difficilissima a causa dello stato della rete stradale e dell'assenza di qualunque genere di comodità. La regione è povera in attrezzature e in materiali che permettano lo sbocciare della vita artistica e culturale nel suo insieme.
(...) Tradizionalmente, gli scambi culturali si facevano nei luoghi pubblici o in occasione di avvenimenti speciali: mercati, feste familiari o religiose, i matrimoni. Questa pratica è sempre in vigore ma non è appoggiata nei centri da luoghi di diffusione che permettano di presentare degli spettacoli, sport, teatro, cinema, o di fare conoscere la storia del paese o della regione.

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Il fenomeno migratorio in Kivu prima delle due guerre (1996 e 1998)

Il Kivu, dal punto di vista della sua posizione geografica, può essere considerato come un territorio naturale d'accoglienza per i migranti provenienti da paesi vicini.
Le comunità etniche che abitano il Kivu montuoso hanno in comune un gran numero di tratti sociali e culturali con le popolazioni del Rwanda e del Burundi. D'altra parte, si sono sviluppati naturalmente dei movimenti di popolazioni nel corso degli anni tra queste comunità, e la delimitazione delle frontiere ha soltanto ridotto o rallentato questa pratica.
Le migrazioni delle popolazioni esistono da molto tempo e due ragioni principali spiegano questa mobilità. La prima è legata a delle cause naturali e al bisogno in mano d'opera che hanno condotto delle famiglie o dei gruppi a lasciare il loro ambiente per migrare verso il Kivu montuoso alla ricerca di terre da coltivare, di spazi da abitare o, ancora, per lavorare nelle grandi piantagioni.
In quest'ultimo caso, all'epoca coloniale migliaia di persone provenienti dal Rwanda furono dirette verso il Masisi o verso la zona di Rutshuru per lavorare alla produzione agricola industriale.
La seconda causa è socio-politica e concerne i conflitti sociali, le guerre o qualunque altra forma di dissapori o di rappresaglie che hanno indotto le persone a cercarsi un altro posto per vivere. Il Kivu, con i suoi vasti territori e le sue favorevoli condizioni climatiche è diventato così una terra d'accoglienza per queste diverse categorie di migranti.
È difficile circoscrivere il fenomeno migratorio. Secondo il censimento scientifico del 1984, il 10% della popolazione delle tre regioni, e il 20% di quella del Nord-Kivu, sarebbero composte da migranti. D'altra parte la Banca mondiale, in una missione sul settore urbano del Kivu nel 1987, stimava che un numero tra 1,5 e 2 milioni di migranti, cioè più del 25% della popolazione regionale, si sarebbe installato nella regione durante i precedenti tre decenni. Una tale differenza tra le stime della Banca Mondiale e i dati del censimento potrebbe derivare dal fatto che questi nuovi venuti si sono dichiarati zairesi (congolesi) nel censimento del 1984, e dunque non sono stati classificati come migranti.
Tuttavia non c'è dubbio che il Kivu risponde al bisogno di spazi e di terre coltivabili di cui soffrono gli abitanti del Rwanda e del Burundi, che altrimenti oltrepasserebbero i 250 abitanti per kmq nel primo caso, e raggiungerebbero quasi i 200 nel secondo. In questi due Paesi dove l'agricoltura costituisce sempre l'attività principale, la densità degli ambienti rurali, dove si ritrovano più di tre abitanti in media per ettaro di superficie agricola utile, ha raggiunto un punto di saturazione, e il fenomeno dell'esodo rurale si può accelerare rapidamente nel corso dei prossimi anni.

Il Nord Kivu ha inoltre conosciuto le correnti migratorie organizzate dai proprietari di piantagioni, che hanno raggruppato decine di migliaia di lavoratori. Nel Sud Kivu le migrazioni di massa sono state meno importanti e l'origine dei migranti era in maggior parte burundese. Le principali zone di insediamento sono state quelle di Fizi, di Uvira, di Walungu e di Mwenga, mentre nel Nord-Kivu, il Masisi, il Rutshuru e Goma hanno accolto la maggior parte dei migranti. Quanto al Maniema, non sembra che il fenomeno migratorio lo abbia ancora toccato fortemente, nonostante si tratti di un vasto territorio con una grande potenzialità di accoglienza.

Oltre alle migrazioni provenienti dai paesi vicini, esistono anche delle migrazioni interne alle tre province, che non sono ben conosciute in termini di importanza, ma le cui cause sono ben identificate. La transumanza come sistema di allevamento sugli altipiani comporta degli spostamenti temporanei degli allevatori alla ricerca di pascoli nuovi, ma questi ultimi ritornano normalmente alle dimore d'origine. Il fenomeno della produzione artigianale d'oro comporta anche migrazioni di migliaia di persone verso il luogo di scavo. Ci sono anche gli spostamenti di individui e famiglie che ogni anno partono dalle zone rurali densamente popolate alla ricerca di terre da coltivare. Questo fenomeno è stato stimato in qualche migliaio di persone all'anno, benché i censimenti amministrativi non forniscano dati e analisi in questo senso. Questi spostamenti interni condurrebbero delle popolazioni rurali a lasciare le zone montagnose o le terre mancanti, in direzione delle terre basse o dei centri urbani.

Anche la questione dei conflitti fondiari, quanto alla proprietà delle terre, costituisce causa di migrazioni interne. Fu così che negli anni '50, lo sviluppo dei grandi allevamenti costrinse 4000 famiglie banyamulenge a lasciare i loro insediamenti per ristabilirsi nello Shaba. Una situazione simile si è prodotta durante gli ultimi decenni nel Masisi. Su una base più precisa, i conflitti tra proprietari e contadini obbligano spesso questi ultimi a reinsediarsi altrove.
Nel caso di un territorio densamente popolato come il Kivu montuoso, l'arrivo di migranti, combinato con un forte accrescimento naturale della popolazione, esercita una fortissima pressione sull'occupazione e la densificazione del territorio.
Il Nord e il Sud Kivu vivono già uno squilibrio nel loro sviluppo per l'esaurimento della foresta e delle terre agricole, e per il sovrappopolamento di certe zone. Esistono anche delle tensioni sociali tra le popolazioni autoctone e i migranti.
L'arrivo dei migranti, sia interni che esterni alla regione, solleva sempre numerosi problemi. Per gli agricoltori abituati a coltivare in altitudine, l'insediamento nelle terre basse comporta il bisogno di un forte adattamento culturale, oltre a dovere affrontare delle condizioni sanitarie differenti: calore, malaria, malattia del sonno, etc. Stabilendosi in zone non sviluppate o inabitate, sorge la necessità di dotare queste zone di strade e di servizi di base: dispensario, scuola, chiesa, commercio di approvvigionamento in viveri e materiali, cantine, boutiques. Anche se le regioni dispongono ancora di immensi territori adatti all'insediamento (Maniema: tutte le zone - Nord Kivu: Walikale e Lubero - Sud Kivu: Fizi, Mwenga, Shabunda), non esistono né volontà né programmi per favorire l'insediamento di migranti su questi territori di accoglienza potenziale.

Alcuni progetti d'insediamento di contadini sono stati tuttavia organizzati nel Nord Kivu, tra cui quello dell'Unione dei raggruppamenti per l'insediamento e la promozione dei contadini (UGIPA). (...) Questa esperienza ha incontrato delle difficoltà circa la scelta dei contadini, e circa i loro diritti e i loro obblighi di fronte al progetto. Una valutazione globale sarebbe necessaria per trarne delle lezioni in funzione della realizzazione di progetti analoghi in altri luoghi della regione. Malgrado tutto, i bisogni legati alla valorizzazione di nuovi terreni agricoli e di nuovi spazi di popolamento sembrano enormi.

(Fonte principale: Schema regionale di sistemazione del Kivu, settembre 1991) (back to menu)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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